L’approdo dell’Arsenal in finale di Champions corona una grande stagione per il calcio inglese e spinge ad una grande riflessione sulla competitività dei campionati. Lunedì sera si giocavano in contemporanea due partite: Roma-Fiorentina ed Everton-Manchester City. La prima, già poco accattivante alla vigilia, si è trasformata in un netto 4-0 senza storia: una squadra che lotta per la Champions contro un’altra a cui basta poco per archiviare una salvezza sudata, ma ormai tranquilla. Novanta minuti che hanno detto poco, se non confermare gerarchie già scritte. La seconda, invece, era tutt’altra storia. Una partita carica di significato: il City chiamato a rispondere all’Arsenal nella corsa al titolo, e un Everton ancora pienamente in corsa per l’Europa. Il campo non ha tradito: 0-1, poi il ribaltone dei Toffees fino al 3-1, quindi 3-2 e 3-3 allo scadere. Intensità, ribaltamenti, tensione.
La differenza sta tutta qui.
Tra Roma e Fiorentina c’era poco in palio: un campionato che è già deciso da settimane, con la lotta europea ridotta a poche squadre. Dall’altra parte, invece, ogni punto pesa ancora tantissimo. E qui arriva il dato che fa davvero riflettere: l’Everton è decimo, eppure, a tre giornate dalla fine, può ancora ambire alla Champions. Sembra assurdo, ma non lo è.
Se l’Aston Villa dovesse vincere l’Europa League infatti, si libererebbe un posto extra in Champions per la sesta classificata. E tra il sesto posto (oggi occupato dal Bournemouth) e l’Everton ci sono appena quattro punti. Con nove punti ancora disponibili, la corsa rimane apertissima. Non solo: sono ancora dentro anche Fulham, Sunderland e Newcastle. In pratica, a tre giornate dalla fine, la zona Champions coinvolge squadre dal quarto al tredicesimo posto. Spettacolo.
Ah già, subito dietro c’è il Leeds, quattordicesimo e ancora non matematicamente salvo. Anche lì, quindi, si lotta.
Questo è il punto: un campionato vivo, in ogni sua zona, fino all’ultimo minuto della stagione.
Ed è esattamente quello che manca alla Serie A. Capite perché dobbiamo agire subito? Se vogliamo tornare competitivi in Europa, non uscire più con Brugge, PSV, Lipsia e Bodø/Glimt, essere protagonisti in partite come quella, clamorosa, di martedì scorso tra PSG e Bayern, dobbiamo prima esserlo in casa nostra. Perché è da qui che si diventa competitivi anche in Europa e che potenzialmente possono nascere scenari come questi: campionati aperti, imprevedibili, capaci di generare valore tecnico, economico e spettacolare. Perché è da qui che si può competere per un posto in finale di Champions. Perché, diciamocelo, andarci e perdere 5-0 non è che abbia molto senso.
Mirko Goretti

