Di questo Mondiale fanno schifo pure le canzoni

Tra meno di un mese prenderà il via il Mondiale americano: il più grande di sempre, ma anche uno dei più discussi e potenzialmente peggiori.

A parte il fatto che noi lo guarderemo da casa, questo Mondiale si presenta così: la FIFA, reduce dal Mondiale qatariota tra polemiche e accuse legate ai diritti umani, esclude la Russia ma non Israele, porta il torneo a 48 squadre e sceglie come paesi ospitanti Stati Uniti, Messico e Canada, assegnando inevitabilmente tre slot aggiuntivi alla CONCACAF e permettendo perfino a Curaçao di qualificarsi. La stessa FIFA che, durante l’interminabile show dei sorteggi, con Gianni Infantino ha consegnato il “Premio per la Pace” a Trump, il quale poco dopo prende di mira due Stati sovrani: di uno contribuisce alla caduta del presidente, dell’altro fa uccidere il capo di Stato.
Poi c’è l’Iran, in guerra con il paese ospitante, che ancora non sa se partecipare o meno, mentre Trump dichiara: “Siete i benvenuti, ma se non venite è meglio”. E infine Infantino che, in pieno stile americano, annuncia persino un halftime show per la finale, sul modello del Super Bowl.

Insomma. Ma qualcosa di buono ci sarà? Almeno le canzoni? Assolutamente no.

Il primo tentativo, quello di Jelly Roll con “Lighter”, è stato bocciato già al primo ascolto da chiunque abbia provato a sentirlo, per via di sonorità più adatte alla pubblicità di SUV, pick-up o rasoi da barba che a una manifestazione sportiva.
Così è stato premuto il pulsante d’emergenza Shakira, che almeno ha rimesso le vibes estive al centro tipo Dossier Baggio. Il problema è che non ci sono trombette, non ci sono cori, non ci sono ritornelli che restano in testa, non c’è alcun richiamo a quelle “notti magiche” da tormentone estivo. Semplicemente non c’è niente.

E quindi sì: di questo Mondiale di plastica fanno schifo pure le canzoni.